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Attack on Titan: a voi tra duemila anni

Contenuti dell'articolo

Cento anni fa la razza umana rischiò l’estinzione a causa dei giganti. Oggi i pochi sopravvissuti si sono ritirati all’interno di mura così alte che nemmeno i giganti possono violarle. Ma è davvero così? Eren Jaeger e sua sorella Mikasa sono pronti a combattere la battaglia per il futuro dell’umanità.

Scheda Tecnica

Titolo originale: 納豆の巨人 (Shingeki no Kyojin)
Genere: Azione, Drammatico, Psicologico, Dark Fantasy
Anno di uscita: 2009 (manga), 2013 (anime)
Autore: Hajime Isayama
Volumi: 34 (manga concluso)

Voto: 9,5 su 10 mura di Maria crollate.
Una delle opere più ambiziose e compiute degli ultimi vent’anni.

Quali sono, per noi, i punti di forza di AOT

Ciò che rende Attack on Titan un manga indimenticabile non è solo la sua narrazione stratificata, ma la capacità di travolgere chi legge come un’onda emotiva improvvisa e devastante.

All’inizio sembra solo una storia disperata di sopravvivenza, dove i giganti divorano gli esseri umani in un mondo senza speranza. Ma basta poco per rendersi conto che dietro quella lotta brutale si nasconde molto di più: un thriller politico, psicologico e filosofico che, volume dopo volume, scava nella coscienza del lettore e lo costringe a guardarsi dentro.

I personaggi non sono solo ben scritti: sono vivi, intensi, fragili. Gridano, crollano, si rialzano. Ognuno, dal protagonista fino al più marginale, attraversa un viaggio emotivo che lascia il segno. Eren in particolare diventa il simbolo di un’umanità lacerata, spinta da ideali altissimi e da impulsi oscuri.

Anche i disegni, inizialmente grezzi, si trasformano: migliorano, si affinano, esplodono in tavole che parlano da sole, che urlano rabbia, paura, libertà.

E poi ci sono i temi. Immensi, scomodi, veri. Guerra, identità, odio, libertà, memoria. Isayama non dà risposte facili, ma pone domande che restano.

E alla fine, quando chiudi l’ultimo volume, ti ritrovi con il cuore pesante e una sola certezza: nulla, in Attack on Titan, è solo quello che sembra.

Ma soprattutto ti chiedi: “Aveva ragione?”

Cosa, per noi, zoppica in AOT

Per quanto Attack on Titan sia un’opera che lascia il segno, non è priva di ombre. 

L’inizio, lo ammettiamo, fatica a decollare: il ritmo a tratti incerto e un tratto grafico ancora acerbo potrebbero far pensare a un manga qualsiasi. Ma sarebbe un errore fermarsi lì. Perché se si trova la forza di andare oltre, ci si accorge che quella lentezza iniziale è solo il silenzio prima della tempesta.

Man mano che si avanza, la trama si fa densa, intricata, carica di simboli e significati. Ma proprio questa profondità può diventare un ostacolo: alcuni passaggi sono talmente ricchi di dettagli e concetti da risultare ostici, obbligandoti a tornare indietro, a rileggere, a farti mille domande. E quando pensi di aver capito tutto, Isayama ti spiazza ancora.

Ci sono poi quei personaggi minori, che entrano in scena con potenziale e carisma, ma che finiscono sacrificati lungo il cammino. Fa rabbia, perché avrebbero potuto dare di più. Ma forse è proprio questo il punto: come nella vita, non tutti hanno il loro momento di gloria.

Eppure, sono proprio questi difetti a rendere Attack on Titan così potente. Perché non è il manga perfetto. È il manga imperfetto che ti costringe a pensare, a sentire, a dubitare. Non vuole essere idolatrato. Vuole essere vissuto.

E forse è per questo che ci entra sotto pelle. Perché in quella sua imperfezione ci siamo anche noi, con tutte le nostre contraddizioni.

Il nostro momento WOW (NO spoiler)

C’è un momento in cui un comandante si alza, guarda negli occhi i suoi uomini, e pronuncia un discorso che sa di morte e di speranza, di resa e di ribellione.

È un inno al sacrificio, un grido disperato che unisce un manipolo di soldati nel loro ultimo atto di coraggio.

In quelle poche pagine, Attack on Titan riesce a condensare tutto: l’onore di chi sa di non tornare, la paura che stringe la gola, la determinazione che brucia negli occhi. Una scena che ti spezza dentro, ma che a noi ci ha fatto sentire vivi, e li con lui, o meglio, con loro.

A chi lo consigliamo?

A chi ha amato Death Note per i mind game taglienti, Berserk per la sua discesa cruda e viscerale nell’animo umano, e Fullmetal Alchemist per quell’equilibrio perfetto tra emozione, azione e riflessione politica.

Ma anche a chi è in cerca di una lettura che lo travolga, che lo metta in discussione, che gli faccia chiudere il volume con la testa piena di domande e il cuore agitato.

È perfetto per chi ama le storie che non si dimenticano appena si gira l’ultima pagina, per chi vuole essere colpito al petto da una verità scomoda, e per chi ha il coraggio di affrontare una narrazione dove i confini tra bene e male sono più fragili che mai.

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L’attacco dei Giganti 1

5,20 

1 disponibili

SKU: MNG0004
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Allerta spoiler: qui c’è scritto cosa ci ha colpito in particolare del manga

Se non hai ancora letto o visto Attack on Titan, fermati qui. Davvero. Perché quello che segue contiene spoiler pesanti, rivelazioni che ti faranno guardare ogni tavola con occhi diversi.

Ciò che ci ha colpito profondamente, oltre alla trama e ai personaggi, è l’attenzione che Isayama dedica ai titoli dei capitoli. Sono vere e proprie profezie, piccoli enigmi che svelano o anticipano verità che potremo cogliere solo rileggendo. “A voi, tra duemila anni” non è solo un incipit suggestivo: è una dichiarazione di intenti, un loop temporale emotivo che ha senso solo alla fine.

Il potere dell’Attacco del Gigante – quello di vedere i ricordi del futuro – è uno dei twist più potenti dell’opera. Non solo per la genialità concettuale, ma per come Eren riesce a piegarlo al suo volere, diventando lui stesso la causa e la conseguenza di ogni evento. È un cortocircuito narrativo che ti lascia senza fiato. Quando capisci che Eren ha sempre saputo, che ha scelto di diventare il mostro per proteggere un ideale, tutto cambia. Non c’è più giusto o sbagliato. C’è solo l’inevitabile.

E poi c’è lui: Erwin. Il suo discorso suicida prima della carica finale è uno dei momenti più epici, tragici e memorabili di tutta la serie. È un grido disperato di umanità che sa di sacrificio, ambizione e verità. In quelle parole c’è tutto l’animo di AOT: la lotta per dare un senso alla morte, per lasciare una traccia.

Infine, i piccoli dettagli. Gli sguardi persi, le frasi a metà, i gesti inspiegabili di Berthold e Reiner nei primi capitoli. C’erano già tutti gli indizi. Ma li capisci solo dopo. Solo quando è troppo tardi. E allora torni indietro, rileggi, e ti rendi conto che Isayama non ti ha mai mentito. Ti ha solo raccontato la verità in silenzio.

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