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Death Note: Il peso di un dio in mano a uno studente

Contenuti dell'articolo

Light Yagami, studente modello, trova un quaderno dai poteri mortali: scrivendo un nome sulle sue pagine, quella persona muore. Nasce così Kira, giustiziere anonimo che vuole purificare il mondo. Ma a contrastarlo c’è L, un detective geniale. Inizia così una battaglia di intelletto, giustizia e identità.

Scheda tecnica

Titolo originale: デスノート (Death Note)
Genere: Thriller psicologico, Mistero, Sovrannaturale, Seinen
Anno di uscita: 2003 (manga), 2006 (anime)
Autori: Tsugumi Ohba (storia) & Takeshi Obata (disegni)
Volumi: 12 (concluso)

Voto: 8,5 su 10 mele rubate a Ryuk. Un classico moderno che continua a far discutere e dividere.

Perché Death Note merita di essere letto?

Death Note è un’opera che ipnotizza fin dalle prime pagine.

La sua forza risiede tutta nella tensione mentale, nella battaglia silenziosa tra due menti fuori dal comune: Light e L, due lati della stessa ossessione per la giustizia, due intelligenze che si studiano, si anticipano, si sfidano. Ogni dialogo è una partita a scacchi, ogni parola ha un doppio fondo. Ogni sguardo, un sospetto. La scrittura è serrata, precisa, costruita per incastrarsi come un meccanismo perfetto. Non c’è spazio per il superfluo: ogni dettaglio è un tassello.

I disegni di Obata sono parte integrante di questa tensione: ogni espressione facciale, ogni inquadratura, ogni ombra accentua la suspense, trasformando anche i momenti più statici in picchi narrativi. Il ritmo è calibrato con una maestria quasi inquietante, soprattutto nella prima metà della serie: una sequenza di colpi di scena, rivelazioni, giochi di ruolo e inversioni che fanno girare la testa senza mai perdere coerenza.

E poi ci sono i temi. Death Note non è solo un thriller, è una riflessione feroce e scomoda sul concetto di giustizia, sul limite del potere individuale, sull’identità e sulla corruzione morale. Ti costringe a scegliere una parte, salvo poi farti dubitare della tua stessa scelta.

Ti fa domande a cui non vuoi davvero rispondere. Ti mette uno specchio davanti e ti chiede: “E tu, cosa faresti con un Death Note in mano?”

Cosa, secondo noi, fa calare l’attenzione su Death Note?

Dopo l’arco di L, molti lettori percepiscono un calo netto nella tensione narrativa. Quella tensione sottile e perfetta, che nella prima parte teneva il fiato sospeso a ogni dialogo, inizia lentamente ad affievolirsi, lasciando spazio a dinamiche meno affilate e a volte più forzate. L’introduzione dei nuovi personaggi, Near e Mello, ha cercato di colmare il vuoto lasciato da L, ma con risultati che non sempre hanno convinto: la loro costruzione è interessante, ma manca di quella scintilla emotiva e intellettuale che rendeva unica la sfida iniziale.

La seconda parte della storia assume toni più didascalici, meno ambigui, e talvolta si ha la sensazione che le mosse dei personaggi siano guidate più dalla necessità di concludere la trama che da un reale sviluppo interiore. Inoltre, l’evoluzione di Light tende ad appiattirsi in modo evidente: da ragazzo brillante, tormentato e affascinante, a figura quasi caricaturale, sempre più spinta verso il delirio di onnipotenza, perdendo quelle sfumature che lo rendevano così complesso e umano all’inizio.

Nulla che rovini il valore complessivo dell’opera, ma il confronto con la prima metà della serie è inevitabile e impietoso.

È come se l’opera, dopo aver toccato l’eccellenza, si fosse concessa una discesa più convenzionale. Resta comunque una chiusura coerente con il percorso tematico della storia, ma che forse meritava una tensione più raffinata.

Il momento WOW del manga (mezzo spoiler)

È una delle scene più iconiche del manga, dopo quella conosciuta come “la scena della patatina”.

Il primo incontro tra L e Light all’università. Una scena apparentemente innocua, ambientata in un contesto quotidiano e quasi banale, ma che nella sua semplicità diventa un vero terremoto narrativo. Due menti geniali si riconoscono, si studiano, si sfidano con una sola stretta di mano e uno scambio di battute carico di tensione. In quel momento, lo spettatore capisce che la guerra non sarà fatta di pugni o armi, ma di logica, intuizione e mente fredda.

C’è una sottile eleganza in quella scena: lo scontro avviene sotto gli occhi di tutti, eppure solo loro due sanno cosa sta davvero succedendo. È come assistere a un duello tra due samurai che si colpiscono solo con lo sguardo. In quello scambio di occhi e parole, c’è tutta l’essenza di Death Note: l’ambiguità morale, l’arroganza mascherata da altruismo, la brillantezza che sfiora l’ossessione. Da lì in poi, nulla sarà più innocuo. Ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio sarà una mossa calcolata sulla scacchiera di un gioco mortale.

A chi lo consigliamo?

A chi ama i thriller psicologici, le storie con protagonisti ambigui e le sfide d’intelligenza.

Se hai apprezzato Monster, Code Geass o Psycho-Pass, non puoi ignorare Death Note.
È una lettura che scuote, fa riflettere e lascia un vuoto quando finisce.

Death Note 1 – Variant

7,00 

1 disponibili

SKU: MNG0005
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I momenti più iconici del manga (ATTENZIONE SPOILER)

Se hai già terminato Death Note, sai che ci sono momenti che ti restano incollati addosso. Scene che, anche dopo anni, ti risuonano dentro con forza.

La morte di L è uno di quei momenti. Anche se potevi sospettarlo, anche se la trama stava spingendo in quella direzione, quando accade è come perdere un amico. Mentre leggi il manga, lo senti il silenzio che segue, lo sguardo vuoto, la tensione che si spezza improvvisamente… è un colpo secco, e dentro ci resta un vuoto impossibile da colmare.

Ogni momento in cui L dimostra le sue teorie è una gioia per chi ama la deduzione pura. L’abilità con cui isola sospetti, legge le intenzioni, anticipa le mosse di Light, trasforma ogni dialogo in un puzzle affilato. È un personaggio scritto con intelligenza rara, e quando lo vedi ragionare, ti senti parte della partita.

E poi arriva la risata di Light. Dopo essere stato smascherato, dopo che ogni maschera è caduta, Light ride. Non è una risata qualunque: è isterica, distorta, liberatoria e terrificante. È il momento in cui cade ogni filtro, e finalmente vediamo chi è davvero. È lì che capiamo che Light non è più il ragazzo con un’idea di giustizia estrema. È qualcosa di più oscuro, di più pericoloso.

Un altro pugno allo stomaco è la morte di Ray Penber. Agente dell’FBI, incastrato da Light con un piano tanto geniale quanto spietato. In quel momento capiamo quanto il protagonista sia disposto a tutto pur di mantenere il controllo. È la prima vera prova della sua crudeltà calcolata, della sua capacità di manipolare il mondo intorno a sé.

E infine, come dimenticare la scena della patatina? Quella che nell’anime è stata riprodotta in maniera quasi poetica.
Quella ripresa rallentata, la musica drammatica, Light che si sente invincibile mentre scrive i nomi sul quaderno e mastica una semplice patatina.

Sia nel manga, sia nell’anime è una scena grottesca, iconica, esagerata, e perfetta.
Rappresenta la sua arroganza, il suo desiderio di dominio, la convinzione di poter piegare il mondo con un gesto banale. E da quella patatina, noi non ci siamo più ripresi.

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