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Jujutsu Kaisen: Un esorcismo da fare dito per dito

Contenuti dell'articolo

Yuji Itadori è uno liceale forte e generoso che, per salvare un amico, ingerisce un oggetto maledetto: un dito appartenente al demone Sukuna, il Re delle Maledizioni. Da quel momento, il ragazzo si ritrova legato a un potere oscuro, tra battaglie feroci, stregoneria e una corsa contro il tempo per mantenere il controllo su sé stesso.

Scheda tecnica

Titolo originale: 呪術廻戦 (Jujutsu Kaisen)
Genere: Azione, Soprannaturale, Dark Fantasy, Shonen
Anno di uscita: 2018 (manga), 2020 (anime)
Autore: Gege Akutami
Volumi: In corso (pubblicato da Shueisha / Italia: Planet Manga)

Voto: 8,5 su 10 occhi bendati. Un’opera che cresce di capitolo in capitolo, tra pugni nello stomaco e momenti di silenziosa bellezza.

Cosa ci piace di JJK

Jujutsu Kaisen riesce là dove molti shonen falliscono: coniuga azione pura e adrenalina con riflessioni esistenziali, tematiche profonde e personaggi che ti strappano il cuore e te lo restituiscono spezzato. Il ritmo è serrato, ma non caotico; ogni combattimento è coreografato con attenzione maniacale e potenziato da un sistema di poteri (l’energia maledetta) tanto complesso quanto affascinante, che premia l’intelligenza tattica più della sola forza bruta. Le tecniche si intrecciano con le emozioni, i limiti dei personaggi diventano strumenti di narrazione, e ogni scontro è una dichiarazione d’intenti.

I personaggi? Memorabili, stratificati, vivi. Da Satoru Gojo, l’istruttore più potente e irriverente mai visto, simbolo di un potere sconfinato con un’etica tutta sua, fino a Nobara e Megumi, che portano in scena sfumature di forza, fragilità e umanità che raramente si vedono in un battle shonen. Ma anche i comprimari brillano, spesso più degli stessi protagonisti, regalando dinamiche corali intense e mai scontate.

La narrazione non ha paura di sporcarsi le mani: la morte è sempre dietro l’angolo, e il dolore non è mai solo funzionale alla trama, ma un elemento che plasma e scolpisce i personaggi.

I disegni evolvono con la storia, maturano, si fanno sempre più intensi e incisivi. L’atmosfera è tesa, cupa, quasi claustrofobica, eppure riesce a lasciare spazio alla bellezza, all’ironia, alla speranza. L’emozione è palpabile, spesso soffocante. E quando pensi di aver capito dove stia andando la storia, Gege Akutami te la strappa di mano, la contorce, la ridisegna. E tu non puoi fare altro che restare lì, incollato alla pagina, affascinato e devastato al tempo stesso.

Cosa ci fa storcere un po il naso

Nonostante la potenza visiva e narrativa, Jujutsu Kaisen non è privo di sbavature.

Alcune spiegazioni legate ai poteri possono risultare dense, persino ostiche alla prima lettura, tanto da costringere il lettore a tornare indietro più volte per coglierne tutte le sfumature. Questa complessità, se da una parte rappresenta un punto di forza per chi ama l’approfondimento tecnico, dall’altra può scoraggiare chi cerca una lettura più immediata.

Il ritmo serrato, che mantiene costantemente alta l’adrenalina, può talvolta diventare un’arma a doppio taglio: la narrazione corre veloce, e raramente concede spazio a momenti di silenzio, introspezione o respiro emotivo. Alcune evoluzioni dei personaggi avvengono così rapidamente da risultare poco sedimentate, e certi passaggi narrativi sembrano sacrificati sull’altare dell’azione continua.

Inoltre, l’impronta visiva e tematica di JJK può ricordare, soprattutto nei primi volumi, classici come Naruto o Bleach, dando la sensazione di aver già visto certi archetipi. Ma è solo un’impressione iniziale: Gege Akutami riesce ben presto a staccarsi dai modelli, portando la storia su terreni molto più oscuri, filosofici e dolorosi. Tuttavia, questo passaggio non è sempre fluido, e può lasciare il lettore un po’ disorientato tra le pieghe di un manga che, volutamente, non vuole offrire risposte semplici.

Momento WOW senza spoiler

Una battaglia nell’arena in cui Gojo libera finalmente il suo Dominio Infinito. È il momento in cui l’opera smette di essere “solo” uno shonen e si trasforma in un’esperienza sensoriale totale.

La scena è visivamente incredibile: linee cinetiche, esplosioni di potere e un uso della luce che fa vibrare la pagina. Ma è anche un’esplosione di significato. In quel gesto, Gojo rivela il peso e la bellezza del suo potere, la consapevolezza di essere un’anomalia in un mondo corrotto, e al tempo stesso una guida, un protettore, un’arma.

Narrativamente è perfetta perché riesce a fondere filosofia e azione in un colpo solo: l’idea che l’infinito non sia solo potere, ma anche isolamento, distanza, paura di perdere sé stessi.

È lì che capisci che non stai leggendo il solito shonen, ma stai entrando in un’opera che vuole parlarti anche quando esplodono i pugni, anche quando i personaggi sembrano invincibili. Perché sotto ogni colpo, c’è sempre un’ombra di dolore.

A chi lo consigliamo?

A chi cerca un mix di azione esplosiva e riflessione sulla perdita, sull’identità e sul sacrificio. Se hai amato Tokyo Ghoul per i tormenti interiori, Hunter x Hunter per la costruzione dei poteri e Bleach per l’estetica dark, Jujutsu Kaisen ti entrerà nelle vene.

I nostri momenti preferiti con spoiler

Se sei in pari con Jujutsu Kaisen, preparati: qui parliamo dei momenti che mi hanno davvero scosso.

Uno dei più intensi è senza dubbio il Chimera Shadow Garden di Megumi. Sebbene incompleto, il dominio espanso mostra tutta la genialità e il potenziale nascosto di questo personaggio. Vederlo usare le ombre come estensione del proprio corpo, come trappola e come rifugio, è visivamente e narrativamente esaltante. Megumi, in quel momento, non è solo un allievo: è un guerriero che ha deciso di rischiare tutto. E quel colpo finale, nel buio, è poesia in movimento.

E infine, il colpo al cuore più devastante: Sukuna nel corpo di Megumi. Un passaggio narrativo brutale, imprevedibile, che stravolge ogni equilibrio e rende chiaro quanto Gege Akutami non abbia alcuna intenzione di risparmiare i suoi personaggi – né i lettori. È lì che il manga cambia tono. Non si parla più solo di poteri o maledizioni, ma di identità che si sgretolano, di corpi che diventano prigioni, di anime che si perdono.

Poi c’è Hollow Purple. La tecnica di Gojo che unisce attrazione e repulsione in un’energia pura e letale. Quando la scatena durante l’incidente del Kyoto Goodwill Event, sembra che il mondo intero si fermi. È distruzione allo stato puro, ma anche eleganza letale. Gojo è un personaggio magnetico, e in quel momento mostra quanto sia distante dagli altri – come potenza, ma anche come solitudine.

Ma se c’è un momento che mi ha spezzato in due, è l’ultima battaglia tra Gojo e Sukuna. Uno scontro titanico, atteso da anni, che esplode in una danza di tecniche, strategie e sguardi che dicono più di mille parole. Gojo dà tutto, mette in campo ogni briciolo del suo potere, della sua intelligenza, della sua voglia di proteggere. E quando sembra che ce la possa fare… arriva quel colpo. Quella scena. Tagliato in due. Non c’è musica. Solo vuoto. Silenzio. E la consapevolezza che anche gli invincibili possono cadere. Un colpo al cuore. Un pugno allo stomaco. Una ferita che, come lettori, ci porteremo dietro per molto tempo.

In questi momenti, Jujutsu Kaisen non è solo un manga. È una ferita aperta che continua a bruciare, volume dopo volume.

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